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Abbazia di S. Eufemia

Tesori Storici

Abbazia di S. Eufemia

In località Terravecchia, sul versante destro del torrente Bagni, nell’area sottostante il villaggio di Sant’Eufemia Vetere, sorgeva il monastero basiliano dedicato a S. Eufemia, vergine e martire di Calcedonia uccisa il 16 settembre 303 nel corso della persecuzione di Diocleziano contro i cristiani.

Nel 1056, a causa della guerra tra Roberto il Guiscardo e il fratello Ruggiero contro i sudditi di Bisanzio –i Calabrenses- la costruzione venne distrutta.
Sulle sue rovine, nel 1062 il Guiscardo decise di edificare un’abbazia latina e benedettina
dedicandola a Santa Maria Genitrice di Dio, come atto di ringraziamento a Dio e alla Vergine per aver portato a compimento la conquista della Calabria.

Dell’edificazione fu incaricato l’abate-architetto Robert de Grandmesnil –famoso per il carattere impetuoso e ambizioso- che dalla Francia portò i nuovi canoni architettonici sperimentati a Cluny e Bernay e rimase a S. Eufemia 17 anni a reggere la prima abbazia normanna della Calabria: morì nel 1082, secondo la tradizione, rimasto vittima del veleno somministratogli nel cibo da un pasticciere arabo addetto al servizio dell’abbazia che aveva avuto dei dissapori con lui.

Le enormi dimensioni della costruzione e la vastità dei possedimenti, attribuirono all’abbazia un ruolo di centralità nel territorio, non solo dal punto di vista religioso per la latinizzazione del popolo, ma soprattutto sotto il profilo politico ed economico.
Del resto, la costruzione di chiese e monasteri, che sostituivano le preesistenti strutture ecclesiastiche greche, secondo gli accordi di collaborazione tra papato e normanni, era il segno visibile con cui i conquistatori imponevano la loro impronta sulle città, esercitando il pieno controllo in una zona dalla posizione così strategica come quella di S. Eufemia.

L’abbazia crollò col terremoto del 1638 e dai ruderi si possono individuare i principali elementi del complesso monastico: la chiesa, il chiostro, alcuni edifici di servizio per i monaci, la torre quadrangolare, la cinta muraria.

La chiesa –il cui orientamento verso est era in funzione del massimo sfruttamento della luce e del calore solare- era costituita da un corpo longitudinale diviso in tre navate e presbiterio con un ampia abside centrale e due laterali più piccole, del tutto coerente con gli schemi architettonici diffusi dai normanni nell’Italia meridionale.

Nell’area del presbiterio e dell’abside maggiore sono emersi i resti dell’altare e dell’originario pavimento a mosaico con motivi geometrici realizzati con tasselli policromi di marmo, sulle murature si intravedono tracce di graffiti e resti di pitture parietali.

Dalle macerie del terremoto fu recuperato il cosiddetto tesoro dell’abbazia, costituito da testi sacri e dalle preziose reliquie di Santi: un frammento di mascella e una ciocca di capelli di S. Eufemia, una parte del braccio di S. Giovanni e una parte del braccio di S. Stefano protomartire.

La leggenda vuole che tale tesoro fosse custodito nella chiesa appositamente costruita dopo il terremoto nel villaggio di S. Eufemia Vetere.

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