Chiese Lametine

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Abbazia SS. 40 Martiri

Tesori Storici

Abbazia dei SS. Quaranta Martiri

L'abbazia dei Santi Quaranta Martiri, fondata tra il IX e il X secolo, è uno degli esempi più evidenti della presenza nel territorio lametino dei monaci basiliani, ordine ispirato alle regole di San Basilio Magno (379).

Il monastero, di cui oggi rimangono solo tracce dei muri di contenimento e ruderi di fondazioni, si trovava sulla parte orientale del monte S. Elia, dominando tutta la piana di Sant’Eufemia.
Secondo la legenda, la distruzione avvenne per mano dei Saraceni, i quali uccisero i monaci che precipitarono nel sottostante torrente Bagni.
La statua in gessarenite –qui ritrovata- raffigurante la Madonna col Bambino, probabilmente fu scolpita dai religiosi intorno al 1400.

Collegata al monastero, alla sinistra del Bagni, sorgeva una chiesa, sempre dedicata ai SS. Quaranta Martiri di Sebastia, in Cappadocia, che secondo la tradizione, essendosi rifiutati di rinnegare il Cristianesimo, vennero arrestati e subirono il martirio per assideramento vicino ad un edificio termale nel 320.

Oggi l’edificio si presenta allo stato di rudere.
Si tratta di una piccola costruzione a pianta rettangolare
orientato ad est, con ingresso rettangolare sormontato da una nicchia ad arco, ai lati della quale si trovano due piccoli rosoni circolari.

Presenta le tipiche caratteristiche degli edifici di epoca bizantina: la navata unica con le tre absidiole tradizionali, ovvero una parete absidiata con accanto due nicchiette per il servizio liturgico, quattro colonne all’interno delle navate.  

Una campagna di scavi archeologici ancora in corso ha fatto emergere diversi strati di pavimentazione (riconducibili alle varie fasi di frequentazione dell’edificio) l’ultimo dei quali risalirebbe al XVIII-XIX secolo, monete e frammenti di ceramiche di età angioina (XIII-XIV secolo), sepolcri realizzati con laterizi romani, una lucerna romana databile tra II e I secolo, un altare in muratura di storia più recente.

Alla storia dei SS. Quaranta Martiri risulta indissolubilmente legato lo stabilimento termale Caronte ivi situato. Questa straordinaria fonte d’acqua calda, conosciuta fin dal periodo neolitico, che nella popolazione locale ispirava sentimenti di rispetto e timore, è distante circa un miglio da Sambiase.

Il nome stesso, Caronte, non sarebbe riconducibile al dantesco traghettatore di anime, ma da collegare ad una deformazione dialettale di "Quaranta", nome delle antiche acque di Sambiase.

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