Chiese Lametine

Vai ai contenuti

Menu principale:

Chiesa di S. Domenico

Gioielli d’Arte

Chiesa di S. Domenico

I domenicani giunsero a Nicastro verso la fine del XV sec. per iniziativa del conte Caracciolo, che pensando di dotare la città di un centro di studi diretto dai padri domenicani, dapprima fece erigere una chiesa al posto di un antico tempietto dedicato a tutti i santi e poi adattò l’Ospedale dell’Annunziata a convento. Una comunità di frati domenicani si stabilì a Nicastro nel 1502.

Il terremoto del 1638 rase al suolo la città provocando circa 1500 vittime e della chiesa e del convento della SS. Annunziata rimase solo qualche muro perimetrale. Fortunatamente, i principi D’Aquino contribuirono alla ricostruzione e infatti sulla facciata venne scolpito il loro stemma.

Nel 1650 i lavori di ricostruzione della chiesa erano ultimati nella parte grezza.
Nel 1782 e nel 1792 due inondazioni del torrente Piazza causarono gravi danni alle nuove strutture, oltre a quelli prodotti dalle due scosse telluriche del 28 febbraio e del 10 marzo del 1783.
Questo tragico evento determinò la soppressione della comunità religiosa dei domenicani da parte del governo di Napoli per devolvere i loro beni ai disastrati. La comunità fu ricostruita solo nel 1800.

Nel 1809 completati i lavori di riparazione della chiesa e del convento, un nuovo decreto di soppressione degli ordini religiosi emanato da Murat obbligò i religiosi a lasciare di nuovo Nicastro.

Il re di Napoli Ferdinando I nel 1818 ne autorizzò la riapertura, ma nel 1863 e 1866 il convento dei domenicani fu nuovamente chiuso da leggi del governo che abbisognava di caserme, carceri scuole e ospedali (il convento infatti fu utilizzato prima come carcere poi come scuola).

La chiesa ha uno sviluppo longitudinale a navata unica con ampio presbiterio a pianta quadrata, su cui si innalza una cupola ottagonale decorata e dipinta.
Presenta una copertura a tetto con volta a botte, ricca di stucchi e dipinti, illuminata da finestre.

L'ingresso è sovrastato dalla cantoria su cui è collocato un organo a canne del XVII secolo.
Le pareti laterali sono scandite dalle lesene con capitelli compositi e dalle nicchie con gli archi a tutto sesto dove sono collocati gli altari laterali.
Numerosi sono gli stucchi realizzati a partire dal 1771.
L’altare maggiore risale al 1827.
L’intero ciclo pittorico è del nicastrese Francesco Colelli (discepolo di Mattia Preti), così come le decorazioni del coro, dei pennacchi della cupola e la tela con San Domenico dietro l’altare maggiore.

Sottostante l'area del presbiterio vi è una piccola cripta con un'antica tomba della famiglia Caracciolo da alcuni storici ritenuta originariamente un "putridarium" per i cadaveri dei monaci.

La facciata tardo barocca sembra risalga al 1838, è suddivisa in due ordini scanditi da lesene, quello inferiore è caratterizzato da tre archi che un tempo rappresentavano il portico antistante l'ingresso principale. Attualmente i due archi laterali sono murati.
Il secondo ordine è caratterizzato da due finestre laterali e da un dipinto centrale raffigurante la Madonna del Rosario.
La facciata termina al centro con un terzo ordine e un timpano, ai lati con una decorazione con volute.

Con il contributo di

Ricerca
Torna ai contenuti | Torna al menu