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Chiesa di S. Giovanni

Tesori Storici

Chiesa di S. Giovanni

La chiesa di S. Giovanni Battista sorse dopo il terremoto del 1638 sulla preesistente chiesa diruta di S. Eufemia che custodiva le reliquie della Santa.

Fu edificata per volere di frà Signorino Gattinara, Balì dell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, e dedicata a S. Giovanni Battista, patrono dell’Ordine dei Cavalieri di Malta.

Dall’antica abbazia benedettina di Sant’Eufemia provengono le quattro colonne di granito collocate nel piazzale antistante la chiesa e la lastra in marmo con epigrafe in latino, rinvenuta presso i resti del monastero benedettino, la cui iscrizione conferma che la teca conservata all’interno della chiesa contiene le sacre reliquie di S. Eufemia, trasportate da Rodi dopo la conquista dell’isola da parte dei Turchi.

L’edificio sorge nel piccolo abitato di S. Eufemia Vetere, collocata su di un’ampia piazza alberata. Presenta una facciata semplice a capanna con il portale in tufo ad arco a tutto sesto, sopra il quale è presente lo stemma del Balì Gattinara.
Sul lato destro si innalza una torre merlata, mentre sulla sinistra svetta la torre campanaria a base quadrata su cui è posta una meridiana del 1931.

L’interno ha uno sviluppo longitudinale a navata unica con copertura a capriata.
Dalle pareti lisce affiorano alcuni affreschi che raffigurano colonne di marmo, ai lati vi sono quattro archi ciechi in cui sono poste le tele dell’Immacolata e di S. Stefano.

Nell’area presbiterale, sulla parete di fondo è presente un dipinto che raffigura il battesimo di Gesù, da alcuni attribuibile a Mattia Preti.

In una piccola teca, nella parete alle spalle dell’altare, sono custodite alcune reliquie –parte della testa e una ciocca di capelli- attribuite alla martire Santa Eufemia di Calcedonia, uccisa il 16 settembre 303, durante la grande persecuzione di Diocleziano ai cristiani.
Santa Eufemia è considerata la patrona dell’ortodossia cristiana e in diversi paesi italiani, balcanico-danubiani e del vicino oriente.

Eufemia –che in greco significa colei che parla bene- nacque nella città di Calcedonia da una nobile famiglia e venne educata ai sani principi della vita cristiana.
Correva l’anno 303 e durante la celebrazione dell’annuale festa in onore del dio pagano Ares, dio della guerra e protettore di Calcedonia, il proconsole Prisco aveva ordinato che tutti i cittadini si radunassero presso il tempio del dio per elevare preghiere e partecipare ai riti sacrificali.
Eufemia, insieme ad altri 49 cristiani, si rifiutò di prendere parte ai riti pagani, così tutti furono arrestati e sottoposti a varie torture per ben venti giorni, senza che la loro fede vacillasse.

Le notizie storiche relative al martirio del 16 settembre si intrecciano col mito…

Secondo la leggenda, Eufemia fu legata ad una ruota con una lama appuntita che avrebbe dovuto ferirla a morte, ma la giovane si mise a pregare ad alta voce e la ruota si fermò non muovendosi più nonostante gli sforzi dei carnefici. Un Angelo scese dal cielo, liberò Eufemia dalla ruota e le fece improvvisamente guarire le ferite.

Venne ordinato che la ragazza fosse spinta all’interno di un forno rovente, ma i soldati Sostene e Vittore videro due Angeli in mezzo alle fiamme e non solo si rifiutarono di eseguire l’ordine, ma si convertirono immediatamente al Dio cristiano. Questo gesto costò loro caro, infatti furono presi e dati in pasto alle bestie feroci.

Data alle fiamme da altri soldati, Eufemia rimase illesa, così venne gettata in una fossa riempita di lame appuntite e ricoperta con della terra, ma nuovamente la giovane rimase incolume.

Allora Prisco stizzito, decise di darla in pasto alle belve, ma nessun animale libero nell’arena si scagliava contro di lei. Finché Eufemia, ormai stremata, implorò il Signore che la facesse morire in Suo Nome. Allora un’orsa l’azzannò ad una gamba e la giovane, dissanguandosi, morì.
In quel preciso momento avvenne un terremoto e tutti atterriti si diedero alla fuga, così i genitori di Eufemia e i fedeli riuscirono a prendere il corpo e a dargli onorata sepoltura.

Da quel momento, sulla tomba della martire, venerata subito come Santa, avvenivano continui miracoli.

Quando i persiani conquistarono la città di Calcedonia nel 617, i cristiani trasferirono le reliquie della Santa a Costantinopoli, nell’omonima chiesa fatta erigere in suo onore.
Qui vi rimasero fino all’800, quando imperversava l’iconoclastia, una dottrina eretica affermatasi nei secoli VIII e IX nell’impero bizantino che, pur riconoscendo la legittimità del culto di Cristo, della Vergine e dei Santi, proibiva la loro raffigurazione e il culto di immagini e reliquie considerandoli idolatri.

Secondo una tradizione, per ordine dell’imperatore Leone III Isaurico la teca con le reliquie fu gettata in mare e fu tratta in salvo da due marinai, i fratelli Sergio e Sergonos, che la trasferirono nell’isola di Lemno e la consegnarono al vescovo, il quale la fece custodire in una cripta segreta su cui fu costruita una piccola chiesa.
Quando finì l’iconoclastia le reliquie furono solennemente trasferite a Costantinopoli.

Secondo un’altra tradizione, imperversando l’iconoclastia, alcuni fedeli, temendo che le reliquie della Santa venissero distrutte, affidarono l’intero sarcofago di marmo ad alcuni pescatori che lo caricarono su una barca per trasferirlo in un luogo sicuro. Si scatenò una tempesta che capovolse la barca e nonostante il peso, il sarcofago, galleggiando sul mare, il 13 luglio dell’800 approdò presso la costa della città di Rovigno d’Istria, in Croazia, dove S. Eufemia è da allora oggetto di grande venerazione.
Secondo la leggenda, gli abitanti di Rovigno tentarono in svariati modi e con gli animali più forti di portare in città il sarcofago, ma invano. Vi riuscì un fanciullo con l'aiuto di due sole giumente, a dimostrazione che la cristianità non si basa sulla forza ma sulla mitezza.

Le reliquie presenti nella chiesa di Sant’Eufemia Vetere provengono dal tesoro dell’abbazia benedettina, portato qui dai Cavalieri di Malta, che lo avevano ereditato dal Templari e dagli Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, allorché dovettero abbandonare la Terra Santa occupata dai Turchi di Solimano il Magnifico.

In merito all’autenticità delle reliquie ci sono alcuni documenti storici e soprattutto la prova "fisica" che sfatò qualsiasi dubbio.

Nel 1899 il vescovo di Nicastro Domenico Valensise volle avere l’assoluta certezza sui resti sacri della Santa, così si rivolse al vescovo di Malta Mons. Pietro Pace: gli inviò i calchi delle ossa conservate a Sant’Eufemia Vetere e lo pregò di incaricare un perito di confrontarle col resto del teschio conservato a Malta. Il risultato del confronto fu stupefacente: le ossa mancanti a Malta erano proprio il mascellare superiore sinistro e l’osso temporale tuttora custodite nella chiesa di Sant’Eufemia Vetere.

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